castagne ed autunno

caldarroste appena sfornate

Scritto da Ruggero Bonometti

Solo con uno sguardo, cogli l’essenza dell’autunno e così cominci ad addentrarti in un viaggio alchemico e, attraverso il cambiamento delle chiome degli alberi, paragonate ad un vecchio saggio con il suo capo, spogliato e ingrigito dal tempo, ti addentri in  silenzio, solitudine e interiorità , sai che devi affrontare un cammino.

Prepari  il tuo gerlo  pieno di emozioni , aneddoti  e scorci di vita appena passata ,nel tenero tepore , che tra poco svanirà , e ti soffermi e lanci lo sguardo in alto e ti convinci dell’ adunata e ritiro della natura,

il cammino diviene pieno di scricchiolii ,quasi come se l’albero stesse tessendo una coperta per il suolo, una  sorta di ringraziamento per il nutrimento che il terreno gli ha regalato – un messaggio: “ora riposa per la fatica e l’energia che mi hai donato” -.

È qui che entra la riccioluta  e spinosa perla dell’ inverno.

La castagna si sveglia come in uno sbadiglio; si apre la chioma spinosa, e con uno slancio svolazza sulla coperta di fogliame , in tutta la sua lucente fierezza; il frutto attende le mani sagge di un estimatore ,che sa coglierne con emozione e vanto la leccornia , che esso sia un piccolo e dolce animaletto  o un cacciatore di trofei da poter erigere nel limbo delle stelle del gusto. Questo,tuttavia, non fa parte del viaggio che ci interessa, non voglio inerpicarmi in contorsioni scenografiche di miscele di filosofie trascendentali, che oggi riempiono la bocca dei fachiri cucinieri ,che sputano teorie new age, e tralasciano il sentimento profondo  della normalità.

Colto il frutto e stretto nelle mani, che vibrano di emozioni, qui inizia il respiro della stagione che si accende come un film. Si vedono a distanza le foschie, l’ombra cala e ti porta un brivido, percepisci l’umidità al calar del sole, il grigiore del cielo, i colori del paesaggi pieni di sfumature opache, delle foglie che hanno perso la loro clorofilla, e prepondera il color giallo marrone. Fai fatica ad entrare con prepotenza in un paesaggio che di primo acchito comunica tristezza e solitudine, che ti fa indossare, al pari di un abito di alta moda, la malinconia, come fosse una armatura pesante, rendendo i tuoi arti inferiori tremanti e poco solidi, ondeggiando come un orso che viene richiamato dal letargo, senti il richiamo dell’ osteria; il profumo muschiato della legna da ardere entra nelle tue narici.

Il cesto di vimini raccoglie qualche tralcio di legna profumata, che ti fa avvicinare con capo chino, come per un predicante si attinge alla sua omelia religiosa, ponendo come sacrificio il legno da ardere, con timidezza poni un fiammifero sfregandolo con gesto rigido e secco che fa partire uno schioppettio di zolfo che riempie il focolare  di vita, la legna comincia a scaldare e rallegrare la vita, la solitudine diventa una magnificenza,

Lo schioppettio delle braci di color rosso vivo richiama la padella forata, che, appesa come un elmo nel letto del focolare, entra nel suo vivo, bella massiccia di color nero con manico in legno liscio e chiaro, e tu agganci l’ orgoglio alle catene che scendono dal cielo, immetti le dolci perle pizzicate dal coltello.e ti allunghi disteso nella tua poltrona come un re ipnotizzato dalle miscele di emozioni, ti lasci calare nello spirito del tempo  e attendi che il profumo avvolga le narici per infiltrarsi fino a toccare morbidamente la campanella del cervello fine che denomina, con un semplice nomignolo  la caldarrosta bollente,e la gonfia di dolcezza rendendola pronta per essere svestita della corazza. Non può, però, essere sola;  dopo aver spalmato di dolce velluto morbido le papille gustative entra quale complemento che vuol avvolgere l’apparato degustativo, per regalare una completezza all’emozionalità, il buon rosso barone che sgorga dall’ ampolla avvolta nella paglia e va ad emanare i sentori nel calice ,come fosse il sacro graal;  con  le mani avvolte al gambo, ringraziando il buon dio bacco per il nettare donato, il rosso barone sgorga attraverso l’apparato mandibolare e si infila, con rotonde e corpose senzazioni, nella gola, portando con se tutta la patina vellutata del frutto ,con il conseguente  scricchiolio della lingua contro il palato alto, quasi come fosse un richiamo per ripetere il cerimoniale; e la richiesta non si fa attendere  più volte.

L’atmosfera si scalda, non esiste più la triste solitudine; la goduria si afferma sul volto arrossato del fruitore spaparanzato nella propria osteria ,che i commensali nel giorno di chiusura hanno lasciato al fiero oste. Nell’ aria cala il sipario e Morfeo inizia con una spirale ad avvolgere, prendere ed accarezzare dolcemente il prescelto, trasportandolo in un mondo parallelo e profondo; la notte si inoltra con il suo silenzio e il fuoco va pian piano a ritirarsi e di li a poco sorgerà l’alba di un nuovo giorno.

SI RINGRAZIA AVV. DANIELA SILVESTRI per l’aiuto