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Osservando il corso della storia a partire dalla comparsa delluomo
sulla Terra fino ai giorni nostri,appare evidente che levoluzione
umana 
segue un percorso in costante accelerazione.
Ci sono voluti migliaia di anni per passare dallinvenzione della
ruota alle macchine a vapore.
Meno di cento per passare dal primo motore a scoppio ai viaggi spaziali.
Sappiamo dagli studi neurofisiologici che attenzione e memoria risultano
più efficaci se trovano immediatamente unapplicazione pratica,
favorendo un miglior modello di funzionamento dellattività
psichica.
In altre parole, se siamo in grado di affrontare più rapidamente
gli stimoli che arrivano, anche la qualità della nostra vita relazionale
può migliorare.
In questo senso la lentezza nellagire o nellapprendere produce
più facilmente persone orientate verso la via del decadimento.
Non bisogna però confondere la velocità con la fretta: la
prima è evolutiva, la seconda è patologica.
La fretta genera impazienza, tensione, altera il funzionamento del sistema
nervoso autonomo ( che governa tutti gli apparati viscerali)
producendo unampia gamma di somatizzazioni.
Come si distingue la velocità dalla fretta ?
Per capirlo prendiamo in esame un gatto: passa gran parte del suo tempo
pigramente acciambellato da qualche parte ,
osservando in tralice quel che accade intorno.
Ogni tanto si alza, sbadiglia, si stiracchia a lungo, si dà una
lavata con cura e poi si rimette giù.
E così lento da sembrare letargico.
Ma basta che un minimo stimolo entri nel suo raggio di azione per vederlo
scattare come una molla,
così rapido ed efficace che non si riesce nemmeno a coglierne il
movimento.
La velocità infatti è sempre mirata. Non spreca energia
a vuoto, scatta quando deve scattare e raggiunge sempre lobiettivo.
La fretta invece è in continuo movimento, ma gira a vuoto. La rapidità
è il sigillo di un cervello in perfetta efficienza, fresco, scattante.
La fretta è il marchio di un Io schiavizzato dalle lancette di
un orologio che girano in continuazione. Lo stile di vita moderno avrebbe
bisogno di rapidità,
dato il ritmo con cui cambiano le cose.
Ma spesso finisce con il viaggiare sullonda della fretta,producendo
più confusione che risultati. Del resto siamo ossessionati dal
tempo.
Fin da piccoli ci hanno riempiti di proverbi: il tempo è denaro
il tempo fugge
chi ha tempo non aspetti tempo
E vero che spesso i proverbi sono pieni di saggezza, ma dobbiamo
ricordare che risalgono ad unepoca in cui si viveva con ritmi molto
lenti,
quando linvito a darsi una mossa aveva senso.
Oggi ci troviamo presi in un circolo vizioso in cui la rapidità
dei moderni mezzi di comunicazione ha annullato le barriere del tempo
e si accompagna alla frenesia esistenziale che pervade la vita di tutti
noi.
Ecco allora la velocità trasformarsi nel volto ambiguo e negativo,
assai spesso inutile, della fretta, carico di disagi e malesseri.
La fretta ci pressa, crea ansia e stress, ci fa ammalare. Forse per questo
il nostro tempo ci appare sempre più compresso e ristretto.
Stiamo assistendo a una accelerazione generale.
In effetti, nella vita reale la velocità conta sempre di più
e il tempo è diventato una risorsa preziosa, forse la più
importante.
Le ricerche più recenti parlano di time crunch, ovvero
di un tempo che si restringe,
che si comprime di fronte a un incremento del numero di impegni che coinvolgono
contemporaneamente lindividuo.
Quante volte ci siamo detti che avremmo bisogno di una giornata di 48
ore ? Siamo entrati nellepoca dellalta velocità,
siamo collegati in simultanea con il mondo intero, possiamo contemporaneamente
utilizzare più mezzi di comunicazione
con cui ottenere tutto e subito senza che il tempo sia più un ostacolo.
Tuttavia, come spesso capita, esiste anche un rovescio della medaglia.
Ovviamente,
quando ad alcune giornate tutte di corsa riusciamo ad alternarne altre
più tranquille,
il problema non sussiste. I guai iniziano quando il nostro stile di vita
si fa frettoloso globalmente, senza interruzione.
La fretta diventa allora un modo di essere, uno stile di vita estremamente
contagioso che porta la maggior parte
delle persone ad accelerare i ritmi, a pressarsi, a correre sino allo
spasimo.
Una deriva quasi inevitabile, visto che le parole dordine sono diventate
il risparmio di tempo,
la velocità di esecuzione, il conseguimento rapido del risultato.
Questo accade anche nella comunicazione: non occorre più spostarsi
per incontrare gli altri e questo ci fa sicuramente guadagnare tempo.
Ma interferisce con la qualità della comunicazione stessa,che perde
le sue caratteristiche specificatamente umane per diventare piatta,
omologata, digitale. Basta osservare anche qui su FB i profili dei più
giovani e le loro bacheche per rendersene conto facilmente.
Interferisce anche con lo sviluppo della personalità,perché
la partita dellidentità si gioca solo sul subito, adesso.
Laccelerazione interiorizzata diventa allora lonnipotenza
del voglio tutto e subito che sta allorigine di tanta
devianza e priva il cervello
della sua progettualità.
Il cervello, infatti, è soggettivo, come un artista crea da sé
i suoi progetti e li realizza con rapidità.
La mente invece pesca nel mondo esterno degli oggetti, obiettivi mediocri
che ha fretta di raggiungere allistante.
Senza riuscirci quasi mai perché non nascono dallinterno,
sono solo ombre raccolte nel gran calderone delle informazioni,
che circolano in gran quantità e diventano rapidamente obsolete.
La fretta è nemica della rapidità,perché disperde
energia e impedisce di riflettere,
di accedere a una dimensione interiore soggettiva di sospensione del tempo.
Il gatto sa essere fulmineo perché sa osservare , una attività
che si svolge nel Senza Tempo.
Da cui emerge con la rapidità del lampo.
Compito primario di molte persone sembra essere quello di tenersi occupate
il più possibile, di non avere mai un attimo libero.
Spesso se ne lamentano, ma se qualcuno fa loro notare che sarebbe il caso
di prendersela con più calma,
accampano il pretesto di non poterselo permettere. In realtà
questatteggiamento è quasi sempre una sorta di difesa maniacale
contro
la depressione e la sensazione di vuoto interiore, nasconde la paura di
rimanere soli con se stessi.
Molto spesso infatti, chi va sempre di fretta sta organizzando e occupando
ogni più piccolo spazio della sua giornata
per non sentire langoscia, per non pensare: i ritmi incalzanti e
le tante cose da fare
funzionano come un anestetico che impedisce di percepire il dolore di
vivere.
Altre volte correre continuamente, fare due cose alla volta, essere impazienti
ed irritabili, s
ono sintomi di insicurezza. In questo caso la persona insegue con accanimento
molti obiettivi contemporaneamente per sentirsi abile ed efficiente,
mentre in realtà tende a confondere lattività e loperosità
con i risultati.
Qualunque sia il fine perseguito, limportante è stare sempre
in pista, non rimanere mai indietro: una volta raggiunto lobiettivo,
infatti, ne viene posto subito un altro e non cè tempo per
godere in pace il risultato raggiunto.
Questa frenesia dà alliperattivo una sensazione inebriante
di vitalismo, ma al tempo stesso lo logora.
Alla fine lunico risultato che ottiene è spesso quello di
bloccarsi e di non riuscire a portare a termine più niente,
tanto più che nella frenesia dellazione spesso si finisce
per dimenticare dove si sta andando e cosa si vuole veramente.
Quando, allora, la velocità è patologica e rischia di produrre
danni incalcolabili anche al corpo ?
Quando è fine a se stessa, quando prende il sopravvento sulla nostra
identità.
Quando non siamo più noi a governarla ma ne siamo posseduti. Quando
diventa fretta!
Se non possiamo fare a meno di fare due o tre cose contemporaneamente,
se non siamo in grado di goderci nemmeno
per un istante della giornata il piacere di stare senza fare niente, anche
solo per pochi attimi, allora corriamo dei rischi.
Dare spazio alla nostra passività è necessario! Il che non
significa affatto ritornare ai ritmi di vita lenti dei tempi antichi,
ma solo staccare la spina,
dare spazio alla nostra intimità. Per rimanere in buona salute
il nostro Io si deve incontrare anche con il suo lato introverso,
il suo bisogno di silenzio e di immagini, non solo della velocità
dellestroversione. Solo così la rapidità non diventa
fretta o frenesia,
ma solo spazio attivo della nostra creatività.
Se la velocità è la conquista del nostro secolo in campo
scientifico e tecnologico, la fretta rappresenta per luomo il suo
lato oscuro.
Diversamente dalle macchine noi riusciamo a tollerare la velocità
solo fino ad un certo punto, poi entriamo in ansia,
in uno stato di accelerazione che può danneggiare il nostro organismo.
Ecco allora che entra in gioco il sistema dopaminergico,
che serve a sostenere lo stress cronico. Ma lo stress prolungato ed intenso,
tipico di uno stile di vita accelerato,
alla lunga fa diminuire i livelli di dopamina,mediatore chimico cerebrale
capace di ridurre lansia e loppressione,
quella sensazione di costrizione che impedisce al nostro corpo di funzionare
in modo armonico.
A questo punto il sistema dopaminergico entra in piena crisi.Le aritmie,
le palpitazioni, la sensazione di avere il cuore in gola,
sono i primi sintomi di uno stile esistenziale, ma anche affettivo, che
non rispetta più il tempo della pausa.
Tali sintomi sono spesso accompagnati da una strana sensazione di oppressione
al petto, con il respiro che si fa sempre più corto e affannoso,
la testa che gira, segnali dellansia che paralizza chi vuol fare
troppe cose contemporaneamente.
Se i pensieri rimangono impigliati nelle maglie dei progetti, ossessionati
dalle cose da fare, anche il sonno finisce con lesserne disturbato,
spesso popolato da incubi a carattere angoscioso, come perdere il treno,
essere inseguiti, arrivare tardi allesame
Il momento notturno può diventare un appuntamento da incubo, quando
nonostante la grande stanchezza non si riesce a prendere sonno.
E il sintomo tipico di chi non riesce a staccare la mente nemmeno
per un attimo.E il sonno quando arriva è interrotto da risvegli
improvvisi,
a scatti, e da sogni discontinui che si interrompono e si ripresentano.
Il passo successivo delle somatizzazioni da fretta si annuncia
con una morsa che strizza lo stomaco,
producendo crampi e bruciori: si tratta della gastrite!Chi vive di fretta,
spesso ingoiando il cibo senza quasi masticarlo,
come se temesse di perdersi qualche boccone non fa altro che riempire
lo stomaco di aria e pezzi di cibo mal digerito che passano
nellintestino causando malassorbimento, fermentazioni e spasmi addominali
e poi ci si chiede perché si ha sempre mal di pancia, come ci è
potuta venire la colite, perché si è sempre gonfi come palloni
Ma il campo in cui la fretta gioca brutti scherzi per eccellenza ( e sono
anche gli ultimi ad essere ammessi) è quello della sessualità
essere troppo rapidi genera solo frustrazione.
La fretta è diventata un modo per fuggire da noi stessi, da ciò
che siamo veramente, dalla nostra solitudine,
che è invece lunico luogo dove possiamo davvero rinascere
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