- Curiosità -

               fretta ovelocità

                pubblicata da dott. Angelo Carli







Osservando il corso della storia a partire dalla comparsa dell’uomo sulla Terra fino ai giorni nostri,appare evidente che l’evoluzione umana
segue un percorso in costante accelerazione.
Ci sono voluti migliaia di anni per passare dall’invenzione della ruota alle macchine a vapore.
Meno di cento per passare dal primo motore a scoppio ai viaggi spaziali.
Sappiamo dagli studi neurofisiologici che attenzione e memoria risultano più efficaci se trovano immediatamente un’applicazione pratica,
favorendo un miglior modello di funzionamento dell’attività psichica.
In altre parole, se siamo in grado di affrontare più rapidamente gli stimoli che arrivano, anche la qualità della nostra vita relazionale può migliorare.
In questo senso la lentezza nell’agire o nell’apprendere produce più facilmente persone orientate verso la via del decadimento.
Non bisogna però confondere la velocità con la fretta: la prima è evolutiva, la seconda è patologica.
La fretta genera impazienza, tensione, altera il funzionamento del sistema nervoso autonomo ( che governa tutti gli apparati viscerali)
producendo un’ampia gamma di somatizzazioni.
Come si distingue la velocità dalla fretta ?
Per capirlo prendiamo in esame un gatto: passa gran parte del suo tempo pigramente acciambellato da qualche parte ,
osservando in tralice quel che accade intorno.
Ogni tanto si alza, sbadiglia, si stiracchia a lungo, si dà una lavata con cura e poi si rimette giù.
E’ così lento da sembrare letargico.
Ma basta che un minimo stimolo entri nel suo raggio di azione per vederlo scattare come una molla,
così rapido ed efficace che non si riesce nemmeno a coglierne il movimento.
La velocità infatti è sempre mirata. Non spreca energia a vuoto, scatta quando deve scattare e raggiunge sempre l’obiettivo.
La fretta invece è in continuo movimento, ma gira a vuoto. La rapidità è il sigillo di un cervello in perfetta efficienza, fresco, scattante.
La fretta è il marchio di un Io schiavizzato dalle lancette di un orologio che girano in continuazione. Lo stile di vita moderno avrebbe bisogno di rapidità,
dato il ritmo con cui cambiano le cose.
Ma spesso finisce con il viaggiare sull’onda della fretta,producendo più confusione che risultati. Del resto siamo ossessionati dal tempo.
Fin da piccoli ci hanno riempiti di proverbi: il tempo è denaro… il tempo fugge… chi ha tempo non aspetti tempo…
E’ vero che spesso i proverbi sono pieni di saggezza, ma dobbiamo ricordare che risalgono ad un’epoca in cui si viveva con ritmi molto lenti,
quando l’invito a “darsi una mossa” aveva senso.
Oggi ci troviamo presi in un circolo vizioso in cui la rapidità dei moderni mezzi di comunicazione ha annullato le barriere del tempo
e si accompagna alla frenesia esistenziale che pervade la vita di tutti noi.
Ecco allora la velocità trasformarsi nel volto ambiguo e negativo, assai spesso inutile, della fretta, carico di disagi e malesseri.
La fretta ci pressa, crea ansia e stress, ci fa ammalare. Forse per questo il nostro tempo ci appare sempre più compresso e ristretto.
Stiamo assistendo a una accelerazione generale.
In effetti, nella vita reale la velocità conta sempre di più e il tempo è diventato una risorsa preziosa, forse la più importante.
Le ricerche più recenti parlano di “time crunch”, ovvero di un tempo che si restringe,
che si comprime di fronte a un incremento del numero di impegni che coinvolgono contemporaneamente l’individuo.
Quante volte ci siamo detti che avremmo bisogno di una giornata di 48 ore ? Siamo entrati nell’epoca dell’alta velocità,
siamo collegati in simultanea con il mondo intero, possiamo contemporaneamente utilizzare più mezzi di comunicazione
con cui ottenere tutto e subito senza che il tempo sia più un ostacolo.
Tuttavia, come spesso capita, esiste anche un rovescio della medaglia. Ovviamente,
quando ad alcune giornate tutte di corsa riusciamo ad alternarne altre più tranquille,
il problema non sussiste. I guai iniziano quando il nostro stile di vita si fa frettoloso globalmente, senza interruzione.
La fretta diventa allora un modo di essere, uno stile di vita estremamente contagioso che porta la maggior parte
delle persone ad accelerare i ritmi, a pressarsi, a correre sino allo spasimo.
Una deriva quasi inevitabile, visto che le parole d’ordine sono diventate il risparmio di tempo,
la velocità di esecuzione, il conseguimento rapido del risultato.
Questo accade anche nella comunicazione: non occorre più spostarsi per incontrare gli altri e questo ci fa sicuramente guadagnare tempo.
Ma interferisce con la qualità della comunicazione stessa,che perde le sue caratteristiche specificatamente umane per diventare piatta,
omologata, digitale. Basta osservare anche qui su FB i profili dei più giovani e le loro bacheche per rendersene conto facilmente.
Interferisce anche con lo sviluppo della personalità,perché la partita dell’identità si gioca solo sul “subito, adesso”.
L’accelerazione interiorizzata diventa allora l’onnipotenza del “voglio tutto e subito” che sta all’origine di tanta devianza e priva il cervello
della sua progettualità.
Il cervello, infatti, è soggettivo, come un artista crea da sé i suoi progetti e li realizza con rapidità.
La mente invece pesca nel mondo esterno degli oggetti, obiettivi mediocri che ha fretta di raggiungere all’istante.
Senza riuscirci quasi mai perché non nascono dall’interno, sono solo ombre raccolte nel gran calderone delle informazioni,
che circolano in gran quantità e diventano rapidamente obsolete.
La fretta è nemica della rapidità,perché disperde energia e impedisce di riflettere,
di accedere a una dimensione interiore soggettiva di sospensione del tempo.
Il gatto sa essere fulmineo perché sa osservare , una attività che si svolge nel Senza Tempo.
Da cui emerge con la rapidità del lampo.
Compito primario di molte persone sembra essere quello di tenersi occupate il più possibile, di non avere mai un attimo libero.
Spesso se ne lamentano, ma se qualcuno fa loro notare che sarebbe il caso di prendersela con più calma,
accampano il pretesto di “non poterselo permettere”. In realtà quest’atteggiamento è quasi sempre una sorta di difesa maniacale contro
la depressione e la sensazione di vuoto interiore, nasconde la paura di rimanere soli con se stessi.
Molto spesso infatti, chi va sempre di fretta sta organizzando e occupando
ogni più piccolo spazio della sua giornata
per non sentire l’angoscia, per non pensare: i ritmi incalzanti e le tante cose da fare
funzionano come un anestetico che impedisce di percepire il dolore di vivere.
Altre volte correre continuamente, fare due cose alla volta, essere impazienti ed irritabili, s
ono sintomi di insicurezza. In questo caso la persona insegue con accanimento molti obiettivi contemporaneamente per sentirsi abile ed efficiente,
mentre in realtà tende a confondere l’attività e l’operosità con i risultati.
Qualunque sia il fine perseguito, l’importante è stare sempre in pista, non rimanere mai indietro: una volta raggiunto l’obiettivo,
infatti, ne viene posto subito un altro e non c’è tempo per godere in pace il risultato raggiunto.
Questa frenesia dà all’iperattivo una sensazione inebriante di vitalismo, ma al tempo stesso lo logora.
Alla fine l’unico risultato che ottiene è spesso quello di bloccarsi e di non riuscire a portare a termine più niente,
tanto più che nella frenesia dell’azione spesso si finisce per dimenticare dove si sta andando e cosa si vuole veramente.
Quando, allora, la velocità è patologica e rischia di produrre danni incalcolabili anche al corpo ?
Quando è fine a se stessa, quando prende il sopravvento sulla nostra identità.
Quando non siamo più noi a governarla ma ne siamo posseduti. Quando diventa fretta!
Se non possiamo fare a meno di fare due o tre cose contemporaneamente, se non siamo in grado di goderci nemmeno
per un istante della giornata il piacere di stare senza fare niente, anche solo per pochi attimi, allora corriamo dei rischi.
Dare spazio alla nostra passività è necessario! Il che non significa affatto ritornare ai ritmi di vita lenti dei tempi antichi, ma solo “staccare la spina”,
dare spazio alla nostra intimità. Per rimanere in buona salute il nostro Io si deve incontrare anche con il suo lato introverso,
il suo bisogno di silenzio e di immagini, non solo della velocità dell’estroversione. Solo così la rapidità non diventa fretta o frenesia,
ma solo spazio attivo della nostra creatività.
Se la velocità è la conquista del nostro secolo in campo scientifico e tecnologico, la fretta rappresenta per l’uomo il suo lato oscuro.
Diversamente dalle macchine noi riusciamo a tollerare la velocità solo fino ad un certo punto, poi entriamo in ansia,
in uno stato di accelerazione che può danneggiare il nostro organismo. Ecco allora che entra in gioco il sistema dopaminergico,
che serve a sostenere lo stress cronico. Ma lo stress prolungato ed intenso, tipico di uno stile di vita accelerato,
alla lunga fa diminuire i livelli di dopamina,mediatore chimico cerebrale capace di ridurre l’ansia e l’oppressione,
quella sensazione di costrizione che impedisce al nostro corpo di funzionare in modo armonico.
A questo punto il sistema dopaminergico entra in piena crisi.Le aritmie, le palpitazioni, la sensazione di avere “il cuore in gola”,
sono i primi sintomi di uno stile esistenziale, ma anche affettivo, che non rispetta più il tempo della pausa.
Tali sintomi sono spesso accompagnati da una strana sensazione di oppressione al petto, con il respiro che si fa sempre più corto e affannoso,
la testa che gira, segnali dell’ansia che paralizza chi vuol fare troppe cose contemporaneamente.
Se i pensieri rimangono impigliati nelle maglie dei progetti, ossessionati dalle cose da fare, anche il sonno finisce con l’esserne disturbato,
spesso popolato da incubi a carattere angoscioso, come perdere il treno, essere inseguiti, arrivare tardi all’esame…
Il momento notturno può diventare un appuntamento da incubo, quando nonostante la grande stanchezza non si riesce a prendere sonno.
E’ il sintomo tipico di chi non riesce a staccare la mente nemmeno per un attimo.E il sonno quando arriva è interrotto da risvegli improvvisi,
a scatti, e da sogni discontinui che si interrompono e si ripresentano.
Il passo successivo delle somatizzazioni “da fretta” si annuncia con una morsa che strizza lo stomaco,
producendo crampi e bruciori: si tratta della gastrite!Chi vive di fretta, spesso ingoiando il cibo senza quasi masticarlo,
come se temesse di perdersi qualche boccone non fa altro che riempire lo stomaco di aria e pezzi di cibo mal digerito che passano
nell’intestino causando malassorbimento, fermentazioni e spasmi addominali…
e poi ci si chiede perché si ha sempre mal di pancia, come ci è potuta venire la colite, perché si è sempre gonfi come palloni…
Ma il campo in cui la fretta gioca brutti scherzi per eccellenza ( e sono anche gli ultimi ad essere ammessi) è quello della sessualità…
essere troppo rapidi genera solo frustrazione.
La fretta è diventata un modo per fuggire da noi stessi, da ciò che siamo veramente, dalla nostra solitudine,
che è invece l’unico luogo dove possiamo davvero rinascere…