(Ciccioli)

Una giornata come tante, in una corte di una fattoria ,donne dedite al proprio da fare, con i loro vestiti consumati dal tempo ,dove ci sono scolpite le fatiche di una donna d’altri tempi,

 grembiulone  fular in testa e capelli poco curati ,mani non certo velluttate consumate dalla terra ,che con maestria lavorano per dare festa alla tavola ,rincorse dalle gallinotte nei loro spostamenti continui ,attaccate dal

regale gallo che difende l’attenzione deturpata dalla loro presenza ,il fermento di preparazione  alla norcinata parte proprio da loro le vere direttrici dell’orchestra ,con ramazze in mano come se fossero delle bacchette ,armonizzano la corte pure il cinguettio dei passeri non sbaglia una nota ,il paesaggio esamine dalle fastose giornate d’estate , suona la campana del tepore e del grigiore, ecco il protagonista l’attore principale il porco ,come un capo treno fiero e cappellato  erge tutta la sua sana massa ciccioluta  ,si sposta nell’aia con dondolii vibrazionali dovuti alle corte zampette ,quasi senta nell’aria che per lui ci sarà molta attenzione l’indomani, si vede osservato da due individui che con occhi schermatici già definiscono le parti migliori ,il contadino con stuzzicadenti  ormai prosciugato dai sapori della tavola cappello di paglia alonato dalle gocce di fatica camicia un pò sbiadita gambali  tagliuzzati ,l’inseparabile bastone lungo e sottile quasi una frusta da domatore , disteso a suo fianco il suo miglior amico il fido ,un bel esemplare bianco e grigio certo la fattoria non e una beauty farm qualche bella treccia che un rasta invidierebbe e il suo odore  e riconoscibile a distanza ,frangetta a coprire i suoi attenti sguardi, orecchie e muso sciolti nella ghiaia rimane il più indifferente al fervorare del giorno dopo,  il norcino e il geometra ,sarà  lui incaricato a costruire i sapori e gli oggetti del desiderio, osserva quel bel esemplare, i due vengono raggiunti dal vero capitano della barca ,la donna più anziana ,con le frasi asciutte in pochi istanti esplicita l’organizzazione come stesse suonando la campanella parrocchiale del inizio messa ,il norcino cinge gli occhi al contadino e con pacca sulla spalla da l’appuntamento all’indomani.                                                                                                                                            Non si ancora alzata l’alba, già cominciano i primi movimenti ,la prima luce fievole proviene dalla cucina, dove si intravedono ombre  dalla porticina , nell’aria aleggiano profumi fraganti  in ricerca di narici da svegliare ,il primo a rispondere a questi messaggi e il fido scodinzolante che non stacca lo sguarda dalla porticina aspettando un regale cenno per  apertura delle proprie guanciotte ingolosite, ecco le prime note della giornata il possente e virile gallo, si erge ritto sul muretto come tarzan battendo le ali sul petto e spodera un virtuoso cantico ,interrotto da una tiepida volante ciabattata del contadino ,svegliato di soprassalto ,presi i  pantaloni infilati come un hula hope riempiti da una pesante camicia a quadrettoni, agganciati da brettelloni ,scrollatina della chioma furfurea   ,e via ad imbucare il rettangolare  opacizzato dalla vista ancora torpida ,e li comincia l ispezione della stalla del bestiame quattro pacche al vistoso fondo schiene delle manzette come un irriverente palpeggiatore che segna il territorio .il mugugno di superiorità non si fa attendere, afferrata la forca giuste per qualche forchettata di fieno ecco che il ruminante attiva  le macine , depositato il bastone dell’inferno, si reca  nel bel mezzo dell’aia dove vi e apposta una vasca con acqua limpida e fresca  e sgorgante  , infila le sue mani carnose per retrarle  con acqua che sciaffeggia il volto due o tre esecuzioni, e via come un grillo in cucina, il regno delle meraviglie dei tondi volti del soffitto calano le pertiche pronte per essere inannellate dal pregiato che verrà messo ad asciugare , il fuoco arde e tutta le pentole sboffeggiano,e la donna come un macchinista infornale godurie tradizioni, l’intruso con lancio fulmineo si infila tra le zampe una sedia al contrario e qua gli viene fatta scivolare una grossa e grassa scodella di buon brodo fumante che come una calamita attira due tozzi pane indurito, per attenuare i fumigi una spruzzata di  buon rosso corposo di campagna , e qui crollano le mandibole e si avvicinano e con rumore aispirato e battuto prosciugano d’un colpo il tondo,fiero ed appagato lancia un sorriso come cenno di benevolenza  a chi a sgambettato nell’ombra, ecco l’alba ormai alta sotto il porticato avvengono gli ultimi accorgimenti corporei,il  fido allunga le zampe con lancio in altezza del posteriore, nel frattempo al suo lato scivola l’arto destro nei pantalone e qui avviene un rimestolamento zebedeico , all’orizzonte appare la forma del norcino con manto cappellato che nella leggera nebulosa pianura si avvicina sventolando.      Appena arrivato infredollito la galanteria femminile non si fa attendere ,una buona scodella di nettare gallico per riattivare al meglio le funzioni conitive.ecco buttato il mantello sulle spalle, si prende la via maestra eccoci davanti al peccatore ciccioluto ,   con disinvoltura il norcino estrae tutta la sapiente e tramandata arte, e assolve dalle proprie pene suddividendo il meglio che iddio le a donato per dare al prossimo, la giornata avanza spedita e tutta la mercanzia viene ben suddivisa e riordinata con amore e gentilezza,sulle pertiche al soffitto come se piovessero dal cielo,facendo calare un profumo umido d’insaccato, cala la sera le forze si indeboliscono, come il sole nel fastoso tramonto i volti si dipingono di colori vivaci e ombre di vecchiaia,i capi tribu si avvicinano al grande fuoco che ha mantenuto il suo fervore in tutta la giornata e sta per regalare la danza del ringraziamento, con soddisfazione e qualche ondeggiamento avendo tirato il collo un pò spesso durante il giorno all’ anatroccolo impagliato , come un giuramento si erge lo scalpo manteo del nostro benefattore e con qualche apertura orale coperta dalle secche mani, comincia la cubettatura , i preziosi e untuosi bocconi si posano nel grande cappello di rame, unendo le mani sul tondo manico con un onda si infila nell’ unicinata catena ,sopra le ormai tenere braci, e qui comincia nel dolce silenzio il lieve e controllato sfrigolio,il silenzio cala come in una meditazione l’attenzione e tutta per il buon profumo che esce dal cappello magico e lo scoppiettio della legna che e rimasta tiene sveglie le palpebre cha vanno a calare sui volti ormai stanchi,il colore si avvicina al marroncino,il profumo chiama il mescolatore che come un mago a infilato e mosso la paletta magica , e ora ecco esibizione al termine con maestria versare la biscottata, in un cesto forato qua avviene la separazione del cicciolo al buon liquido grasso che sarà riserva per ottime ricette, messo a pressa in un torchio sprigionado le ultime energie, ecco  i gocciolii delle papille gustative che stanno attendendo, aperto il tondeggiante coperchio di pressatura, si toglie la tonda ruota ,posata su un panno si sbriciola nel bel mezzo del tavolo, una prima mano allungata alza la  croccante dolce e gustosa particola di cicciolo, come a indicare la fine della messa e il corpo di quel povero cristo che ci a rimesso la pelle, in un attimo avviene un garbuglio di mani ,e le dolci briciole cominciano a scarseggiare, e il girovita e soddisfatto, ritorna la voglia di quattro chiacchere e un gomito alzato, solo quattro  l’ombra della notte cala sui volti che crollano sul tavolo attorniati dagli arti superiori ,pian piano ognuno di loro nel silenzio prende la  forza e indirizzano le proprie ossa stanche nella propria soppressata di pelo di pecora.