Dedicato a un giovane caro amico

Il bimbetto, scalando il muro dell’esistenza, approda al primo stadio ,e si ritrova in un balzo nell’ adolescenza, ed è qua che comincia ad affacciarsi al mondo vero ,tra i sogni più idilliaci e le probabili delusioni, ma l’incoscienza dell’ età non lo fa ragionare molto ;è questo modo d’agire che fa inerpicare il sangue dell‘ adulto, che lo vorrebbe più pragmatico ,ma è la natura che prende il sopravvento, vola verso il suo destino che neanche lui immagina. Le influenze arrivano da ogni parte, e solo una verrà scolpita nel futuro presente, ovvero, con uno schioccare di dita, la scelta della professione. L’adulto che l’ha messo al mondo scuote il capo, per l’esperienza che gli ha creato solchi sul corpo, vorrebbe altro per lui nel suo profondo, ma non può fare nulla e da bravo creatore, lo sosterrà, e pure si farà veder fiero nel sorriso ma non nell’anima. Eccolo nei primi approcci alla lettura, ai libri, accarezza le patinate edizioni candide e pure, inviolati scrigni di cultura , zaino dal sentore plastico imbracciato e colmo di sapienza; l’emozione estende il campo aureo della felicità ancor prima dell’inizio della prima campanella. Come su un campo da calcio inizia il primo tempo: lui si sente già attaccante, mostra fiero la sua divisa lustra e perfetta – i segni del tempo la modelleranno -, c’è molto spazio su di essa ,da riempire con medaglie e riconoscenze di guerra, ma è presto per queste. Il giovane in preda alla confusione ormonale assaggia il frutto proibito ,una mela che lo può distogliere dall’obbiettivo, ma forte di sé, saprà tornare sui binari.                                                                           il falco imprenditore si butta su queste future promesse , come una serpe si addentra nel loro mondo, striscia e  si avvolge di sogni e traguardi importanti; il giovane sognatore si lancia a capofitto – solo pochi potranno ambire ai gradini del successo – e lui, forte del suo sentire, getta le prime basi. Nell’ombra e nel silenzio, in punta di piedi, i suoi creatori lo seguono in ogni passo, discreti e attenti a non oltrepassare il limite imposto, l’escalation adolescenziale crea fulminei incendi e i saggi creatori devono essere degli abili pompieri nel domare l’ira, raffreddando l’irriverente rampollo.                        Ma i primi successi ed insuccessi non tardano ad arrivare. Il frutto dello studio sta per giungere a termine. Ha già scritto pagine importanti: le prime medagliette possono già essere sfoggiate, ma l’orgoglioso e incontentabile fanciullo le deposita nel cassettino dei ricordi in fretta e furia. Le medagliette non riescono neanche ad ossidare che vengono subito rimpiazzate da altre. Tuttavia è il colpo grosso che lui vorrebbe ottenere, ma lì ci sono lupi dal pelo più grigio, che sembrano lenti e sdentati, ma che afferrano la preda al momento giusto, lasciando a bocca asciutta lo scattante dal pelo ancora scuro e giovane. Alle prime avvisaglie il lupacchiotto accetta le sconfitte e comincia ad addentrarsi nel bosco della cultura, avendo terminato il percorso formativo arbitrato dai depositari e parcheggiatori della cultura basica. E’ qua che sulla via maestra incontra i colti e saggi abitanti del suo percorso alberato, e presto si accorge che non tutte le stelle sono luccicanti, ma che ci sono stelle che non luccicano di luce propria ma ne rubano al suo passaggio. La strada alberata della professione sembra in discesa, ma i falsi piani lo mettono alla prova; non sapendo come affrontarli per l’ancor tenera corteccia, la sua sfrontatezza accresce,  fino ad un incontro fortuito con un divoratore affamato di saggezza, il quale accoglie a braccia aperte il fanciullo colto, che vede in lui una fonte di nuove gustose primizie da cogliere. Il fanciullo, mezzo uomo, si affianca subito a questo portinaio saggio che gli apre le porte e i padiglioni auricolari ,e qui che avviene lo scambio zitto. Il portinaio scende dalla cattedra e si interpone al mezzo uomo, la sua cattedra diventa un banco per l’allievo ma il piccolo non si accorge di questo e continua per il suo viaggio tra le centenarie piante del suo viale e, con bravura e con il suo cestino, raccoglie ancora piccoli frutti ma ancora non riesce a raccogliere il gran frutto reale che si trova ancora più in alto. Il portinaio lo sprona, vedendo in lui un futuro aureo e una fonte vergine di purezza culturale, alla quale lui intinge come un pinzimonio, immerso nel miglior olio giovane spremuto a freddo. Il viaggio continua e gli incontri, come un’intersezione di linee, avvengono in tempi molto altalenanti, ma il portinaio è sempre in attesa del suo mezzo uomo, che gli porta sempre pacchi di idee da aprire e condividere insieme. Il bosco alberato nasconde sempre qualche serpe imprenditoriale. Il mezzo uomo ormai buttato nella mischia, dove impartisce nozioni di cultura, ma i calzini son troppo stretti, fa fatica nel suo cammino e si sente un po’ condannato a fermarsi su qualche pietra, per far respirare i piedi doloranti e vede il frutto maestro allontanarsi, e i primi deprimenti pensieri arrivano; si sente abbandonato dai lupi che pur essendo vincitori di tante battaglie a suo dispetto lo facevano sentire in lotta, anche la parte ormonica in cui lui credeva viene meno, e qui si ferma in riva ad uno stagno. Poi  dopo aver sciolto le meningi, toglie tutti i sassi dalle tasche e li getta nello stagno, e qua in un balzo si sente più leggero e rinato, pronto ad affrontare con nuova carica il bosco alberato, toglie i calzini stretti imprenditoriali e a piedi nudi parte con determinazione; il portinaio nel suo banchetto con calamaio annota le poche notizie che gli arrivano ma fiero del suo mezzo uomo e tifa per lui.                                                                                                             Nel viale coperto di ciottoli del bosco che si sta aprendo ,tutto ad un tratto lui si ferma stupito, e si guarda attorno e nota che non ha ancora incontrato i vecchi e spennacchiati lupi, gli sorge il dubbio e prosegue nel cammino a testa alta e fischiettando verso la fine del viale quando, in procinto di sbocciare in un prato erboso di montagna, avviene un incontro con dei giovani lucidi ben pettinati  lupacchiotti. Il mezzo uomo, nel suo continuo darsi da fare, non si è accorto che son passate un po’ di primavere e ormai lui è diventato un giovane uomo. Il battagliare con i vecchi lupi è ormai diventato solo una storia da raccontare, e qui comincia la battaglia con i lupacchiotti, che, col suo animo gentile, non morde, ma con navigata furbizia ruba il frutto più pregiato che trova sull’albero maestro che ormai gli appartiene. Anche gli istinti ormonali hanno la meglio: una lupacchiotta dal pelo liscio e profumato divide gli onori del frutto dell’albero maestro.                                Il giovane uomo saggio può ambire al frutto dei frutti ma la strada è ancora troppo ripida. Lui ci prova ma è consapevole che il viaggio, per ora in compagnia della lupacchiotta e il cibo da portare nel proprio casolare, è più difficile. Il portinaio, in silenzio e in punta di piedi, sa di aver colto tanto dal suo banchetto con calamaio, tiene ben pulita la sua vecchia cattedra che ha consegnato nelle mani di un inconsapevole piccolo grande giovane saggio.